Riproduzione di opere di Capogrossi
  • Livello
  • serie
  • Data
  • 1950 - 1970
  • Descrizione fisica
  • 27 documenti
  • Soggetto produttore
  • Capogrossi Guarna Giuseppe
  • Storia istituzionale
  • Giuseppe Capogrossi nasce a Roma il 7 marzo del 1900. Il padre, Guglielmo, appartiene ad una antichissima e nobile famiglia romana, quella dei conti Capogrossi Guarna, la madre, Beatrice Tacchi Venturi, proviene da una famiglia originaria di San Severino Marche. Nel 1907 muore il padre; la madre insieme a Giuseppe e al figlio più piccolo Francesco, trova sostegno in una sorella e il marito di lei, l'avvocato Francesco Zanchini. Con loro e con sei cugini vivranno per molti anni formando una sola famiglia. Un fratello della madre, il gesuita Pietro Tacchi Venturi, insigne storico delle religioni, avrà un notevole peso sulla sua educazione. Giuseppe compie gli studi classici e nel 1918 chiamato alle armi, viene inviato in zona di guerra nel Trentino, sul monte Adamello. Nel 1922 conseguita la laurea in Giurisprudenza, si rivolge allo zio gesuita affinchè lo aiuti a realizzare le sue aspirazioni artistiche e questi lo introduce nello studio professionale di Giambattista Conti, affreschista e grafico. Nel 1923 comincia a frequentare la scuola di nudo di Felice Carena, a Roma tra le più accreditate e a poco a poco si inserisce nell'ambiente artistico romano, frequentando la storica terza saletta del Caffè Aragno, dove conosce tra gli altri Armando Spadini, C. E. Oppo e il giovanissimo Emanuele Cavalli. Nel 1924 Carena lo incoraggia a proseguire nello studio dal vero della figura femminile. Si reca ad Anticoli Corrado, mèta di numerosi artisti tra i quali lo stesso Carena. Nel 1925 affitta uno studio all'ultimo piano di un villino in via Pompeo Magno, nel quartiere di Prati, dove ospita il giovane Cavalli e frequenta la Casa d'arte Bragaglia. Nel 1927 espone per la prima volta in una collettiva assieme a Emanuele Cavalli e Francesco Di Cocco, in una sala dell'hotel Dinesen a Roma. Vi espone opere di piccolo formato: un Autoritratto, qualche paesaggio e alcune vedute di Roma. Inizia una serie di frequenti viaggi e soggiorni a Parigi. Nel 1930 è invitato alla XVII Biennale internazionale d'arte di Venezia. Si rafforza il legame di lavoro e di amicizia con Cavalli, trasferitosi definitivamente a Roma: insieme danno luogo a infervorate discussioni sui referenti teorico-artistici della loro attività. Nel 1931 stringe un sodalizio con Cavalli, esteso di lì a poco anche a Cagli. Nel 1932 alla III Mostra del Sindacato regionale fascista belle arti del Lazio espone sette quadri, tra cui Arlecchino (1931), Donna con velo (1932), che risentono ancora dei suoi studi parigini. Diviene assiduo frequentatore di uno dei galleggianti ormeggiati sulla riva destra del Tevere, il "Fofini" nei pressi dell'attuale ponte Matteotti, dove si incontrano intellettuali artisti e altri esponenti della cultura dell'epoca tra cui l'editore e collezionista Pier Maria Bardi, direttore della Galleria di Roma, l'architetto Lapadula, Fausto Pirandello, Alberto Ziveri, Romeo Lucchese, Elsa Morante, Emanuele Cavalli. In questo clima vengono concepite opere di grande respiro quali: Canottieri, Poeta del fiume (1933), Piena sul Tevere (1934), Ballo sul fiume (1934-35). A dicembre espone insieme a Cavalli e Cagli alla Galleria di Roma. La stessa mostra viene replicata a febbraio del 1933 a Milano, nella Galleria Il Milione dove si presentano come "Gruppo dei nuovi pittori romani". Si guastano i rapporti con Cagli, che non partecipa alla stesura del "Manifesto del Primordialismo Plastico" firmato da Capogrossi, Cavalli e Melli. A dicembre partecipano all'"Exposition des peintres romains" presso la Galleria Jacques Bonjean di Parigi, e nella presentazione al catalogo il critico Waldemar George si riferisce al gruppo con il termine "Ecole de Roma" diventato famoso come "Scuola romana". Nel 1934 è presente alla XIX Biennale internazionale d'arte di Venezia. Nel 1935 fa parte del gruppo di artisti che ruotano intorno alla Galleria La Cometa, sostenuta dalla contessa Mimì Pecci Blunt e diretta da Libero De Libero. Riallaccia i rapporti con Cagli. Partecipa alla II Quadriennale romana dove espone un gruppo di opere tra cui: Ritratto del pittore Paladini (1933), Giocatore di ping-pong (1933; Roma, collezione Galleria comunale d'arte moderna), Ritratto (1934 circa, Roma, collezione Galleria nazionale d'arte moderna), Piena sul Tevere (1934) tra i suoi capolavori del periodo tonale. La critica lo riconosce tra i protagonisti del rinnovamento della pittura romana. Nel 1936 conosce Costanza Mennyey, di origine ungherese,, anche lei pittrice e moglie di Enrico Prampolini. Pochi mesi più tardi decidono di vivere insieme, ma il fatto suscita scalpore e Costanza è costretta a nascondersi per un breve periodo in un convento di clausura. Nel 1937 muore la madre. Giuseppe prende in affitto una grande casa-studio in Umbria, per trasferirvisi con Costanza. Avranno due figlie Beatrice nel 1938 e Olga nel 1944. Espone alla VII Mostra sindacale. Nel 1937 è presente in tre mostre internazionali: nel "The 1937 international exhibition of painting" di Pittsburgh, nell' "Anthology of contemporary italian painting" della Cometa Art Gallery di New York e una rassegna di arte italiana all'Akademie der Kunste di Berlino. Nel 1938 espone alla VIII edizione della Mostra sindacale. Nel 1939 si ritrasferisce a Roma e va ad abitare a via Margutta, in un appartamento attiguo a Sibilla Aleramo, con la quale intrattiene rapporti di reciproca stima. Ha una sala personale alla III Quadriennale di Roma. Nel 1940 ottiene l'incarico di insegnamento di "figura disegnata" all'Accademia di belle arti (Liceo artistico) di via Ripetta a Roma, incarico che manterrà fino al 1966. Nel 1942 in estate va sempre a Capri dove frequenta Moravia e la Morante, poi è di nuovo ad Anticoli. Vince un premio al IV Premio Bergamo con il dipinto Ballerina. In questi anni nella sua pittura, riflettendo anche su Cèzanne, avvia una trasformazione per cui il colore si accende nelle gamme dei rossi, viola e aranci, mentre la pennellata si anima. Nel 1945 si trasferisce in via delle Terme Deciane all'Aventino. Nel 1946 inaugura la sua prima personale alla Galleria San Marco a Roma, comprendente una quarantina di dipinti che vanno dal 1927 al 1946 ed un'intera sala di disegni. In questo periodo prende avvio in lui una profonda crisi esistenziale e pittorica che lo condurrà, attraverso una breve fase "neo-cubista" al totale abbandono della figurazione. Dal 1947 trascorre lunghi periodi in Austria, nei pressi di Lienz, dove la vista dei tronchi d'albero ordinatamente accatastati davanti alle segherie gli suggerisce idee di forme sempre più geometrizzate. Nel 1948 partecipa alla XXIV Biennale internazionale d'arte di Venezia, l'ultima come pittore figurativo; vi espone, tra le altre, una delle opere più significative del suo passaggio dal figurativo all'astrattismo: Le due chitarre (1948: Roma , collezione Galleria nazionale d'arte moderna) . Nel 1950 a Roma, con grande scandalo della critica, esordisce con la nuova produzione astratta alla Galleria del Secolo. Nei mesi successivi espone di nuovo a Milano, alla Galleria Il Milione e a Venezia, alla Galleria del Cavallino. E' invitato alla XXV Biennale internazionale d'arte di Venezia. Firma un contratto di esclusiva con la Galleria del Naviglio a Milano diretta da Carlo Cardazzo.
  • Storia archivistica
  • La documentazione archivistica è parte di un fondo prevalentemente librario composto fra volumi e riviste da 279 pezzi con numeri di inventario non progressivi compresi tra il 64769 del 08/06/2005 e il 66014 del 26/10/2005.
  • Contenuto
  • La serie: Riproduzioni di opere di Capogrossi conserva i seguenti documenti:
    1. Fotocopia (b/n cm 28x21,7) presumibilmente di una parte di opera di Capogrossi non identificata (s.d.) - 1doc+ 4 copie
    2. Stampa a colori (cm 22,5x18,3) dell'opera Superficie 1a: una delle parti del quadro Superficie 1 del 1950, (cm 286x228), diviso in quattro
    3. Stampa a colori (cm22,5x17) dell'opera Superficie 339 del 1950 (cm 61x46), Collezione Olga Capogrossi, Roma
    4. Stampa a colori (cm 23,5x18,8) dell'opera Superficie 566 del 1950 (cm 90x70)
    5. Ritaglio stampa a colori (cm 16,3x20,2) dalla rivista "Domus" con immagine della Composizione del 1950, esposta alla Galleria del Naviglio, Milano
    6. Stampa a colori (cm 23,5x14,4) dell'opera Superficie 601 del 1951(105x61) della collezione Olga Capogrossi
    7. Stampa a colori (cm 25,5x16,2) della Superficie 38 del 1952 (cm146x87), Galleria Nazionale d'arte moderna, Roma
    8. Stampa a colori (cm 14x10,7) dell'opera Sinfonia Americana del 1952 (cm 65x50), Collezione Frigerio, Lecco
    9. Pagina (b/n cm 23.50x18) del catalogo "Italian Art of the 20th century" mostra collettiva itinerante in Australia, 1956, con immagine dell'opera Superficie del 1953
    10. Stampa a colori (cm 23,5x16,8) dell'opera Superficie 117 del 1954 (cm 116x81), Collezione Cardazzo, Milano
    11. Stampa a colori (cm 23,5x19,5) dell'opera Superficie 25 del 1953 (cm 46x38), Collezione Levin, New York
    12. Stampa a colori (cm 20,4x24) dell'opera Superficie 173 del 1953 (cm 38x46), Collezione Tosi, Milano
    13. Stampa a colori (cm 23,4x18,8) dell'opera Superficie 182 del 1956 (cm 72x55), Galleria del Naviglio, Milano
    14. Stampa a colori (cm 21,4x30,4) dell'opera Superficie 597, del 1954-68 (cm50x70)
    15. Stampa a colori (cm 31x22,3) dell'opera Superficie 660 del 1956-69 (cm 84x116), Collezione privata, Roma
    16. Stampa a colori (cm 16,8x23,8) dell'opera Superficie 275 del 1957 (cm 97x145), Galleria del Naviglio, Milano
    17. Ritaglio stampa (cm 12x16) con immagine dell'opera Superficie 196 del 1957 (cm 146x114), Galleria del Naviglio, Milano
    18. Stampa a colori (cm 22,5x16) dell'opera Superficie del 1957
    19. Stampa a colori (cm 23,5x16,2) dell' opera Superficie 354 del 1959 (cm 116x80), Galleria del Cavallino, Venezia
    20. Stampa a colori (cm 23,5x17,3) dell'opera Superficie 307 del 1959 (cm 70x50), Galleria del Naviglio, Milano
    21. Stampa a colori (cm 24,1x19,1) dell'opera Superficie 382 del 1960, Collezione Moderna, Milano
    22. Stampa a colori (cm 19,5x24) dell'opera Superficie 406 del 1961 (cm 130x162), Collezione Aberbach, New York
    23. Stampa a colori (cm 18,5x24) di un'opera del 1961
    24. Stampa a colori (cm 14,5x24) dell'opera Superficie 457 del 1962, (cm 97x162), Galleria del Naviglio, Milano
    25. Stampa a colori (cm 15x24) dell'opera Superficie 600 del 1966 (cm 105x1789, Collezione Olga Capogrossi, Roma
    26. Stampa (b/n cm 34,8x13,5) dell'opera Superficie CP/52 (cm 33x11) del 1970, Collezione privata (1 doc+3 copie)
    27. Stampa (b/n cm 33x20,3) dell'opera Superficie CP/53 del 1970 (cm 31x19), Collezione privata, (1doc+ 2 copie).
  • Ordinamento e struttura
  • Schedato ogni singolo documento.
  • Strumenti archivistici
  • Indice informatico pubblicato
  • Bibliografia
  • Giulio Carlo Argan, Capogrossi, Roma, Editalia 1967;Capogrossi, di Michel Seuphor, Venezia, Cavallino, 1954; Capogrossi, collezione arte :Sei tavole a colori, Venezia, Cavallino 1954; Capogrossi, Parigi, Galerie Rive Gauche, 1956;Capogrossi, Roma, Marlborough Galleria d'arte,1969; Comune di Verona, Direzione dei musei, Galleria d'arte moderna e contemporanea "Achille Forti, Un profilo di Giuseppe Capogrossi in 30 lavori, Verona (8/06-15/09 1982); Ulrike von Hase-Schmundt, Capogrossi, Das graphische Werk, St. Gallen, Erker 1982; Capogrossi , Gouaches Collages Disegni, introduzione Giulio Carlo Argan, nota introduttiva Guglielmo Capogrossi, Milano, Electa, 1981