Giuseppe Capogrossi
  • Livello
  • fondo
  • Data
  • 1943 - 1986
  • Descrizione fisica
  • 157 documenti e 39 unità archivistiche
  • Soggetto conservatore
  • Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea
  • Soggetto produttore
  • Capogrossi Guarna Giuseppe
  • Storia istituzionale
  • Giuseppe Capogrossi nasce a Roma il 7 marzo del 1900. Il padre, Guglielmo, appartiene ad una antichissima e nobile famiglia romana, quella dei conti Capogrossi Guarna, la madre, Beatrice Tacchi Venturi, proviene da una famiglia originaria di San Severino Marche. Nel 1907 muore il padre; la madre insieme a Giuseppe e al figlio più piccolo Francesco, trova sostegno in una sorella e il marito di lei, l'avvocato Francesco Zanchini. Con loro e con sei cugini vivranno per molti anni formando una sola famiglia. Un fratello della madre, il gesuita Pietro Tacchi Venturi, insigne storico delle religioni, avrà un notevole peso sulla sua educazione. Giuseppe compie gli studi classici e nel 1918 chiamato alle armi, viene inviato in zona di guerra nel Trentino, sul monte Adamello. Nel 1922 conseguita la laurea in Giurisprudenza, si rivolge allo zio gesuita affinchè lo aiuti a realizzare le sue aspirazioni artistiche e questi lo introduce nello studio professionale di Giambattista Conti, affreschista e grafico. Nel 1923 comincia a frequentare la scuola di nudo di Felice Carena, a Roma tra le più accreditate e a poco a poco si inserisce nell'ambiente artistico romano, frequentando la storica terza saletta del Caffè Aragno, dove conosce tra gli altri Armando Spadini, C. E. Oppo e il giovanissimo Emanuele Cavalli. Nel 1924 Carena lo incoraggia a proseguire nello studio dal vero della figura femminile. Si reca ad Anticoli Corrado, mèta di numerosi artisti tra i quali lo stesso Carena. Nel 1925 affitta uno studio all'ultimo piano di un villino in via Pompeo Magno, nel quartiere di Prati, dove ospita il giovane Cavalli e frequenta la Casa d'arte Bragaglia. Nel 1927 espone per la prima volta in una collettiva assieme a Emanuele Cavalli e Francesco Di Cocco, in una sala dell'hotel Dinesen a Roma. Vi espone opere di piccolo formato: un Autoritratto, qualche paesaggio e alcune vedute di Roma. Inizia una serie di frequenti viaggi e soggiorni a Parigi. Nel 1930 è invitato alla XVII Biennale internazionale d'arte di Venezia. Si rafforza il legame di lavoro e di amicizia con Cavalli, trasferitosi definitivamente a Roma: insieme danno luogo a infervorate discussioni sui referenti teorico-artistici della loro attività. Nel 1931 stringe un sodalizio con Cavalli, esteso di lì a poco anche a Cagli. Nel 1932 alla III Mostra del Sindacato regionale fascista belle arti del Lazio espone sette quadri, tra cui Arlecchino (1931), Donna con velo (1932), che risentono ancora dei suoi studi parigini. Diviene assiduo frequentatore di uno dei galleggianti ormeggiati sulla riva destra del Tevere, il "Fofini" nei pressi dell'attuale ponte Matteotti, dove si incontrano intellettuali artisti e altri esponenti della cultura dell'epoca tra cui l'editore e collezionista Pier Maria Bardi, direttore della Galleria di Roma, l'architetto Lapadula, Fausto Pirandello, Alberto Ziveri, Romeo Lucchese, Elsa Morante, Emanuele Cavalli. In questo clima vengono concepite opere di grande respiro quali: Canottieri, Poeta del fiume (1933), Piena sul Tevere (1934), Ballo sul fiume (1934-35). A dicembre espone insieme a Cavalli e Cagli alla Galleria di Roma. La stessa mostra viene replicata a febbraio del 1933 a Milano, nella Galleria Il Milione dove si presentano come "Gruppo dei nuovi pittori romani". Si guastano i rapporti con Cagli, che non partecipa alla stesura del "Manifesto del Primordialismo Plastico" firmato da Capogrossi, Cavalli e Melli. A dicembre partecipano all'"Exposition des peintres romains" presso la Galleria Jacques Bonjean di Parigi, e nella presentazione al catalogo il critico Waldemar George si riferisce al gruppo con il termine "Ecole de Roma" diventato famoso come "Scuola romana". Nel 1934 è presente alla XIX Biennale internazionale d'arte di Venezia. Nel 1935 fa parte del gruppo di artisti che ruotano intorno alla Galleria La Cometa, sostenuta dalla contessa Mimì Pecci Blunt e diretta da Libero De Libero. Riallaccia i rapporti con Cagli. Partecipa alla II Quadriennale romana dove espone un gruppo di opere tra cui: Ritratto del pittore Paladini (1933), Giocatore di ping-pong (1933; Roma, collezione Galleria comunale d'arte moderna), Ritratto (1934 circa, Roma, collezione Galleria nazionale d'arte moderna), Piena sul Tevere (1934) tra i suoi capolavori del periodo tonale. La critica lo riconosce tra i protagonisti del rinnovamento della pittura romana. Nel 1936 conosce Costanza Mennyey, di origine ungherese, anche lei pittrice e moglie di Enrico Prampolini. Pochi mesi più tardi decidono di vivere insieme, ma il fatto suscita scalpore e Costanza è costretta a nascondersi per un breve periodo in un convento di clausura. Nel 1937 muore la madre. Giuseppe prende in affitto una grande casa-studio in Umbria, per trasferirvisi con Costanza. Avranno due figlie Beatrice nel 1938 e Olga nel 1944. Espone alla VII Mostra sindacale. Nel 1937 è presente in tre mostre internazionali: nel "The 1937 international exhibition of painting" di Pittsburgh, nell' "Anthology of contemporary italian painting" della Cometa Art Gallery di New York e una rassegna di arte italiana all'Akademie der Kunste di Berlino. Nel 1938 espone alla VIII edizione della Mostra sindacale. Nel 1939 si ritrasferisce a Roma e va ad abitare a via Margutta, in un appartamento attiguo a Sibilla Aleramo, con la quale intrattiene rapporti di reciproca stima. Ha una sala personale alla III Quadriennale di Roma. Nel 1940 ottiene l'incarico di insegnamento di "figura disegnata" all'Accademia di belle arti (Liceo artistico) di via Ripetta a Roma, incarico che manterrà fino al 1966. Nel 1942 in estate va sempre a Capri dove frequenta Moravia e la Morante, poi è di nuovo ad Anticoli. Vince un premio al IV Premio Bergamo con il dipinto Ballerina. In questi anni nella sua pittura, riflettendo anche su Cèzanne, avvia una trasformazione per cui il colore si accende nelle gamme dei rossi, viola e aranci, mentre la pennellata si anima. Nel 1945 si trasferisce in via delle Terme Deciane all'Aventino. Nel 1946 inaugura la sua prima personale alla Galleria San Marco a Roma, comprendente una quarantina di dipinti che vanno dal 1927 al 1946 ed un'intera sala di disegni. In questo periodo prende avvio in lui una profonda crisi esistenziale e pittorica che lo condurrà, attraverso una breve fase "neo-cubista" al totale abbandono della figurazione. Dal 1947 trascorre lunghi periodi in Austria, nei pressi di Lienz, dove la vista dei tronchi d'albero ordinatamente accatastati davanti alle segherie gli suggerisce idee di forme sempre più geometrizzate. Nel 1948 partecipa alla XXIV Biennale internazionale d'arte di Venezia, l'ultima come pittore figurativo; vi espone, tra le altre, una delle opere più significative del suo passaggio dal figurativo all'astrattismo: Le due chitarre (1948: Roma , collezione Galleria nazionale d'arte moderna). Nel 1950 a Roma, con grande scandalo della critica, esordisce con la nuova produzione astratta alla Galleria del Secolo. Nei mesi successivi espone di nuovo a Milano, alla Galleria Il Milione e a Venezia, alla Galleria del Cavallino. E' invitato alla XXV Biennale internazionale d'arte di Venezia. Firma un contratto di esclusiva con la Galleria del Naviglio a Milano diretta da Carlo Cardazzo. Nel 1951 fonda il Gruppo Origine con Ballocco, Burri e Colla. A marzo espone a Parigi nella mostra "Vèhemences Confrrontèes" presso la Galerie Nina Dausset. Invia suoi lavori alla "Salon de Mai" di Parigi e alla IX Triennale di Milano. Nel 1952 si unisce al gruppo Spaziale di Milano con cui espone in diverse mostre. A giugno espone a Francoforte presso la Zimmergalerie Franck. E' presente alla XXVI Biennale internazionale d'arte di Venezia. Nel gennaio 1953 espone alla Galleria del Naviglio di Milano e nel 1954 alla XXVII edizione della Biennale internazionale d'arte di Venezia ha una sala personale, dove riceve il Premio Einaudi. Prende parte alla X Triennale di Milano. Si pubblica la sua prima monografia scritta da M. Seuphor. Partecipa nel 1955 alla mostra "The New Decade: 22 european painters and sculptors" presso il Museum of modern art di New York poi itinerante, alla mostra Documenta I di Kassel, alla III Biennale di S. Paolo e alla VII Quadriennale d'arte di Roma. Ha una personale alla Galleria del Cavallino a Venezia e nel 1956 a Parigi, alla Galleria Rive Gauche. Vince il premio Bari del 1957 ed ha una personale a Londra presso l'Institute of contemporary art e nel 1958 a New York. Nel 1959 partecipa alla III Biennale della grafica di Venezia e riceve il Premio dell'incisione. Partecipa alla mostra Documenta II di Kassel, alla VIII Quadriennale nazionale d'arte di Roma, alla V Biennale di S. Paolo. E' allestita una personale al Palais des beaux arts di Bruxelles e nel 1960 alla Gallerie 22 di Dusseldorf e alla Galleria Sistina di San Paolo del Brasile; è invitato alla II Biennale internazionale di Tokio. Nel 1961 a Parigi ha una personale alla Galerie XX Siecle, partecipa alla IV Biennale dell'incisione di Venezia, al XII Premio Lissone e al VI Premio Termoli. Nel 1962 ha una sala personale alla XXXI Biennale internazionale d'arte di Venezia e riceve il primo premio ex-aequo con Morlotti. E' pubblicata la sua seconda monografia scritta da M. Tapiè. Nel 1963 ha una mostra personale a Tokio. Nel 1964 è invitato alla XXXII Biennale internazionale d'arte di Venezia. Espone alla collettiva "Painting and Sculpture of decade 1954-1964" alla Tate Gallery di Londra. Organizza una mostra con Fontana alla Pinacoteca Gutai di Osaka. Presso la Galleria La Medusa di Roma si inaugura la sua prima mostra antologica con opere dal 1950 al 1964. Nel 1965 è invitato al X Premio Termoli e alla mostra itinerante attraverso l'Europa "Aspetti dell'arte italiana contemporanea". Ha una personale a St. Gallen. Nel 1967 espone a Baden-Baden, a Norimberga e a Berlino. Partecipa alla VII Esposizione internazionale di grafica di Lubiana. E' pubblicata la sua terza monografia presentata da G.C. Argan e curata da M. Fagiolo dell'Arco. Nel 1968 è presente alla mostra "Spazialismo" di Vicenza, alla XXXIV Biennale internazionale d'arte di Venezia e alla mostra alla Galleria nazionale d'arte moderna "Cento opere d'arte italiana del futurismo ad oggi". Nel 1969 è organizzata una sua personale alla Galleria Malborough di Roma ed è invitato alla VIII Esposizione internazionale dell'incisione di Lubiana. E' invitato nel 1970 alla mostra "Il Cavaliere Azzurro" di Torino, alla II Biennale internazionale della grafica di Firenze. Ha una personale a Ginevra. Nel 1971partecipa alla XI Biennale di S. Paolo e riceve il premio "Vent'anni di Biennali"; invia i suoi lavori alla XI Esposizione internazionale dell'incisione e ottiene il Prix d'honneur. Il Ministero della pubblica istruzione gli conferisce la medaglia d'oro per meriti culturali. Muore a Roma il 9 ottobre del 1972.
  • Storia archivistica
  • La documentazione archivistica è parte di un fondo prevalentemente librario composto fra volumi e riviste da 279 pezzi con numeri di inventario non progressivi compresi tra il 64769 del 08/06/2005 e il 66014 del 26/10/2005.
  • Contenuto
  • La documentazione è costituita da una piccola raccolta di corrispondenza, da una parte di saggi e scritti,
    da una raccolta di documentazione di mostre ed eventi come pieghevoli, programmi, inviti e depliant, da una serie di biografie e documenti personali come attestati e premi. E' presente una consistente parte di rassegna stampa che va dal 1950 al 1986. Inoltre si conserva una piccola raccolta di riproduzioni di opere dell'artista e non.
  • Ordinamento e struttura
  • La documentazione è così suddivisa: partizione 1: Archivio serie 1: Corrispondenza serie 2: Scritti sottoserie 1: Scritti su Capogrossi sottoserie 2: Scritti di Capogrossi serie 3: Documentazione mostre ed eventi serie 4: Documenti personali sottoserie 1: Biografie e bibliografie sottoserie 2: Attestati sottoserie 3: Lettere sottoserie 4: Note di lavoro sottoserie 5: Altra documentazione serie 5: Rassegna stampa partizione 2: Immagini serie 1: Riproduzioni di opere di Capogrossi serie 2: Riproduzioni di opere di altri artisti serie 3: Immagini familiari
  • Strumenti archivistici
  • Inventario informatizzato (sw GEA) a cura di Clementina Conte. Controllo dei dati e pubblicazione sul WEB a cura di Claudia Palma. Prima pubblicazione sul WEB anno 2009.
  • Bibliografia
  • Capogrossi, Gouaches Collages Disegni, Milano, Electa 1981; Michel Tapiè, Capogrossi,, a cura di Carlo Cardazzo, Edizioni del Cavallino, Venezia 1962; G. C. Argan,Capogrossi, Roma, Editalia 1967.