Guido Strazza
  • Livello
  • fondo
  • Data
  • 1942 - 2019
  • Soggetto conservatore
  • Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea
  • Soggetto produttore
  • Strazza Guido
  • Storia istituzionale
  • Guido Strazza nasce il 21 dicembre 1922 a Bagnore, frazione di Santa Fiora, in provincia di Grosseto, da Alessandro (Torino 1899 - Roma 1993) e Maria Luisa Urru (Cagliari 1898 - 1989). Il padre è giornalista, dottore in scienze economiche e commerciali, pittore e scrittore dilettante; la madre è casalinga. Strazza nasce in Toscana per caso, i genitori infatti risiedono a Genova, ma in assenza del padre allora corrispondente a Berlino de «Il Secolo XIX», e per motivi di salute, la madre si trasferirà sulle pendici dell'Amiata, ospite di un suo zio, Francesco Salis, tipografo a Grosseto. Tra il 1928 e il 1935, Strazza frequenta a Genova le scuole elementari e i primi tre anni del ginnasio, prima all'Andrea Doria e poi al Collegio di San Nicola. Insieme all'insofferenza per la scuola, si manifestano i primi interessi per il disegno, suscitati dalle immagini che osserva e copia dai libri d'arte del padre. Dopo la partenza del padre, richiamato alle armi in Somalia nel 1936, si trasferisce a Milano con la madre e la sorella Vittoriana (Genova 1925 - Roma 1996). Per finire il ginnasio viene iscritto come esterno al Collegio Nazionale. Lo stato d'animo nei riguardi della scuola non cambia, tuttavia riesce a superare le prove finali grazie all'interesse dell'insegnante di italiano e storia. Per riportarlo su una corretta strada, nel 1938 il padre lo iscrive al Collegio Navale Morosini, liceo classico equiparato appena istituito a Venezia. Si guadagna il grado di capo-compagnia e viene aperto al mondo greco dall'unico professore con il quale stabilisce un dialogo. Nel marzo 1939 il padre torna dall'Africa e la famiglia si trasferisce a Roma. A maggio Strazza è finalista nelle prove di disegno dei "Ludi juveniles". Il 27 giugno si imbarca a Livorno con i compagni della scuola navale per compiere una crociera mediterranea militare, durante la quale tiene un giornale di bordo. La crociera è interrotta il 13 agosto a Pola dalle prime avvisaglie della guerra. Il 31 maggio 1940 consegue a Venezia la maturità classica. In attesa di decidere come proseguire gli studi, torna a Roma. Il padre insiste per una educazione militare e nel 1941 lo spinge a iscriversi al corso di ammissione all'Accademia Navale di Livorno dalla quale, dopo una sera di indiscipline, viene espulso. Il 31 marzo ottiene a Roma il brevetto da pilota di aerodina da turismo (primo grado), a quei tempi gratuito per i giovani. Il 21 settembre riceve dalla Regia Aeronautica il foglio di congedo illimitato provvisorio, necessario per frequentare la facoltà di ingegneria edile alla quale si è iscritto. Si dedica alla pittura con continuità. Ad ottobre incontra e mostra i suoi quadri a Filippo Tommaso Marinetti, il quale, interessato al suo lavoro, lo riceve spesso nella casa di piazza Adriana. Marinetti lo introduce alle idee futuriste, da lui sa di Balla e Boccioni, di Prampolini e Russolo, e lo invita a partecipare alle mostre di aeropittura. Nel 1942 espone alla "Mostra degli Aeropittori Futuristi di guerra" in Palazzo Braschi a Roma, insieme ad Ambrosi, Crali, Di Bosso, Menin, Peruzzi, Prampolini, Silvestri e Tato; quasi tutti familiarizzati coi voli di guerra sul Mediterraneo. La mostra, organizzata da «Mediterraneo Futurista», è introdotta e commentata da Marinetti. Lo stesso anno, espone "Battaglia nel cielo di Malta" alla XXIII Esposizione Biennale Internazionale d'Arte di Venezia, nel padiglione del futurismo italiano ordinato da Marinetti (l'opera è andata perduta durante la guerra). Il 20 gennaio 1943 si arruola volontario come primo aviere ed è inserito nel corso allievi ufficiali piloti, dapprima a Fano e poi dall'agosto a Gorizia. Nominato pilota d'aeroplano sull'apparecchio R.O.41, partecipa a operazioni di guerra sul fronte dei Balcani ed è addetto alla difesa dell'aeroporto di Gorizia. Qui lo coglie la dichiarazione dell'armistizio dell'8 settembre. Ad ottobre si trasferisce a Santa Fiora con la madre e la sorella; il padre li raggiungerà più tardi, anche lui reduce dal servizio militare. Nel 1944 rientra a Roma con la famiglia. Dopo la liberazione della città (4 giugno) viene messo in licenza illimitata. Si impegna negli studi, dipinge, legge molto di filosofia, poesia e teatro e studia i mosaici delle antiche basiliche. A settembre partecipa alla "Prima mostra d'Arte Italia Libera". Il 17 luglio 1946 viene promosso al grado di sergente pilota. Il 26 novembre si laurea in ingegneria civile, con una tesi su un albergo da costruire in piazza Barberini. Il 1° maggio 1947 viene assunto dalla Società Generale per Lavori e Pubbliche Utilità Sogene, come ingegnere addetto alla progettazione e alla costruzione del palazzo Fiat-Immobiliare di via Bissolati, nel quale si aprirà il cinema Fiamma. Dedica alla pittura solo il tempo libero, aprendo un lungo periodo di tensioni tra le esigenze dell'arte e quelle del lavoro. Il 23 marzo 1948 il Consiglio dell'Ordine lo iscrive condizionatamente nell'Albo degli Ingegneri della provincia di Roma. Il 10 giugno, contro la volontà dei suoi genitori, abbandona il lavoro per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Il 2 settembre parte da Genova su una nave da carico norvegese diretta in Perù. Il viaggio dura un mese, con soste a Puerto Cabello, nel canale di Panama, a Cartagena, a Guayaquil e a Callao, porto di Lima. Qui diventa amico dello scultore Joaquín Roca Rey e del pittore, scultore e fotografo Jorge Piqueras, pioniere dell'astrattismo in Perù. Per mantenersi svolge delle rilevazioni topografiche per un progetto di irrigazione, in tal modo può dipingere e viaggiare. Percorre per sei mesi l'interno del paese a cavallo, da solo, fino alla Cordillera Azul, ultima propaggine delle Ande verso l'Amazzonia. Al rientro a Lima, con molto appunti e molte idee, può affittare uno studio e riprendere a dipingere a tempo pieno. È tra i fondatori della rivista e della «Agrupación Espacio», una associazione di architetti, scultori e pittori volta alla propaganda e alla realizzazione delle più attuali idee nel campo delle arti visive, tra le quali la partecipazione al progetto di ricostruzione della città di Callao, semidistrutta da un terremoto. Il 5 febbraio 1952 incomincia la messa in onda del programma radiofonico Hora Cultural de Italia, organizzata in collaborazione tra l'Istituto di Cultura Italo-Peruviano e la Radio Nacional del Perù. Invitato a contribuire con argomenti che possano intensificare le relazioni culturali tra i due paesi, pronuncia un discorso su "El Futurismo". Si occupa anche di arte preincaica ed è curatore della mostra della collezione archeologica peruviana di Larco Herrera che si tiene a Lima. Nell'estate del 1953, nello studio di Fayga Ostrower a Rio de Janeiro, si avvicina all'incisione e fa le sue prime prove nell'acquaforte. Durante gli anni trascorsi in Sud America espone nelle più importanti gallerie e musei di Lima, Santiago del Cile, Rio de Janeiro e San Paolo. Una ricca stagione che culmina con la partecipazione alla I e II Bienal do Museu de Arte Moderna de São Paulo, nel 1951 e nel 1953. In occasione della seconda edizione, all'interno del padiglione peruviano, presenta la cartella "Cuzco Machu-Picchu", 14 litografie in bianco e nero di cui una acquerellata, insieme a dipinti sullo stesso tema; un esemplare viene acquistato dal Museo Nacional de Cultura di Lima. Nel settembre 1954 torna in Italia per una visita e l'impatto con la realtà artistica italiana ed europea è talmente forte da convincerlo a rimanere. Si stabilisce a Venezia, la città dove ha fatto il liceo, e prende studio alla Giudecca, nella Casa dei tre Oci (casa de Maria). Qui conosce e frequenta Tancredi, Vedova, Bacci e gli artisti e i letterati che si incontrano alla Galleria del Cavallino di Carlo Cardazzo. I critici Giuseppe Mazzariol, Giuseppe Marchiori e Umbro Apollonio sono tra i suoi primi estimatori. Assieme a Tancredi frequenta la casa di Peggy Guggenheim, che gli acquista i primi quadri. Nella carriera di Strazza ha un certo rilievo l'attività di arredatore. A Lima si era già occupato dell'arredo del negozio di Ca' d'Oro, destinato alla vendita di prodotti artigianali italiani, oggetti svedesi e americani. In tale ambito, nel marzo 1955, esegue a Sanremo la decorazione dell'atrio del Palazzo dei Fiori e del Palazzo Le Ginestre. Collabora anche al progetto con l'ingegner Giancarlo Duranti. Per sottrarsi all'isolamento veneziano e alle difficoltà economiche, nell'ottobre 1956 si trasferisce a Milano. Cardazzo, proprietario della Galleria del Naviglio, gli offre la possibilità di avere in subaffitto lo studio di Capogrossi. Lucio Fontana lo aiuta procurandogli lavori come arredatore e disegnatore di stoffe. Nel 1957, insieme a Ettore Sottsass junior, realizza per Venini la progettazione e l'allestimento della Sezione del Vetro alla XI Triennale di Milano. Sono di questo periodo i "Racconti segnici", opere sviluppate in lunghe pitture a rotolo. La più grande, lunga 12 metri, è eseguita con l'intenzione di usarla come scenario per un film di animazione nel quale immagine, parole e suono si fondono in un'unica composizione audiovisiva. Il progetto incuriosisce Luciano Berio, impegnato in quel momento al Centro Ricerche della Rai, che lo indirizza a Karlheinz Stockhausen, che incontrerà a Colonia. A dicembre partirà per Parigi per incontrare Pierre Boulez e Alain Jouffray a proposito della musica e delle parole. Al film, nei mesi che seguiranno, saranno interessati Marchiori, Mazzariol, Apollonio e Ragghianti, che lo indirizzerà a Nelo Risi e Achille Cavallini. Il progetto, infine, verrà accantonato per l'impossibilità di trovare i fondi necessari e il rotolo verrà acquistato dal collezionista Josef Haübrich di Colonia, con l'impegno di renderlo disponibile per il film. Attualmente il rotolo è al Museum Ludwig di Colonia. Nell'estate del 1958 trascorre le vacanze sulla costa di Grimaldi, tra Mentone e Ventimiglia. Vive in una capanna prefabbricata donatagli da Giancarlo Duranti, progettista, costruttore e suo compagno di scuola a Venezia. Lavora alle opere per la mostra che si terrà a novembre nella Galleria dell'Ariete di Milano. Qui conosce Ille, Hillegonda Brinkman, originaria di Amsterdam, che sposerà il 27 gennaio 1962 nella chiesa di San Marco a Milano; i testimoni saranno Bruno Lorenzelli e Marco Valsecchi. Nel settembre 1960 parte per l'Olanda, per conoscere i luoghi d'origine di Ille. Rimane ad Amsterdam fino alla mostra del gennaio 1961 allo Stedelijk Museum, ospite nello studio dello scultore Couzijn. Riceve periodiche visite di W. J. H. B. Sandberg, direttore del museo. Nelle opere di questo periodo ricorre il titolo "Metamorfosi": studi sui mutamenti delle forme realizzati in cicli di pitture a tema quali "Paesaggio", "Balzi Rossi", "Paesaggio Olandese". Rientra saltuariamente in Italia ed a fine anno inizia un rapporto di lavoro con la Galleria di Lorenzelli a Milano. La collaborazione entrerà in crisi nel 1964, anno in cui cede lo studio a Enrico Castellani per stabilirsi a Roma, dove prende studio nel quartiere Testaccio. Ad ottobre inizia a frequentare la Calcografia Nazionale che Maurizio Calvesi dirige e ha aperto agli artisti. Approfondisce il linguaggio dell'incisione nell'ambito più generale di una ricerca sul segno, che concerne tutto il suo lavoro. Tra i frequentatori del laboratorio vi sono Giulia Napoleone e Antonino Virduzzo. Luca Patella gli è guida nella tecnica di Stanley William Hayter a vischiosità variabile. Nel maggio 1965, dopo alcuni mesi di lavoro, realizza in quattordici tavole la "Via Crucis" per la chiesa del Sacro Cuore a Ponte Lambro. Nel 1968 completerà anche la vetrata istoriata del battistero. Nel 1966 riceve l'incarico di decorare l'atrio dello stabile di via Daverio a Milano dall'architetto Guido Maffezoli; esegue uno dei tre bozzetti preparati. A novembre entra nel mondo della scuola con un incarico triennale per l'insegnamento di matematica e fisica nel Liceo Artistico di Roma (sede di via San Francesco di Sales, sede di Frosinone, sede di via Mentana). Nel 1968 presenta alla XXXIV Biennale di Venezia (sala personale) i risultati delle ricerche svolte in Calcografia. Anche questa manifestazione viene investita dal movimento di protesta che percorre tutta l'Europa dagli inizi dell'anno. Gli studenti e gli operai invitano gli artisti alla lotta e a ritirare le loro opere dall'esposizione; Emilio Vedova e Luigi Nono guidano la contestazione. Strazza, insieme ad altri diciotto artisti, coprono o staccano dalle pareti le proprie opere. Prosegue l'insegnamento di matematica e fisica nel II Liceo Artistico Statale di via B. M. De Mattias fino al 1° febbraio 1971, quando viene incaricato, a tempo indeterminato, dell'insegnamento di tecniche dell'incisione e della scuola libera del nudo presso la neonata Accademia di Belle Arti de L'Aquila diretta da Piero Sadun. Manterrà la cattedra di incisione fino al novembre 1975. Nel 1973 viene pubblicata la cartella "Ricercare", 11 litografie in bianco e nero con parole, segni in rilievo, segni stampati. Nel 1974 viene invitato da Carlo Bertelli, il nuovo direttore della Calcografia Nazionale, ad organizzare e condurre una ricerca di gruppo dedicata al segno. Per tre anni avviene un confronto sistematico tra esperti e principianti: didattica e autodidattica come momento critico e integrante della creatività individuale. Pubblica, in proprio, l'album "Orizzonti olandesi", con 20 incisioni e cinque poesie, tradotte in inglese da Valentina Scordia. E per la sorella Vittoriana scrive "Allievo ideale", una serie di lezioni intitolate Il segno e il colore negli occhi. Il primo capitolo, "Appunti per una didattica", verrà pubblicato sul n. 1 del 1975 di «Grafica grafica» e, per intero, nel 1993 per le Edizioni Il Ponte di Firenze. Tra il 1974 e il 1979 si collocano gli interventi, in incisione e in pittura, sul tema della "Trama quadrangolare". Il 1° ottobre 1976 viene comandato alla cattedra di incisione presso l'Accademia di Belle Arti di Roma. Ne diventerà titolare il primo gennaio 1979. Nel 1977 è invitato da David Schoor, già suo allievo alla Calcografia Nazionale, a tenere un corso seminariale di incisione alla Wesleyan University a Middleton (Connecticut, USA); suo assistente è Ian Harvey. In quell'occasione visita New York. Nel 1978 comincia un rapporto di collaborazione con lo studio Grafica dei Sette Dolori a Matera, presso cui lavora a suoi progetti e tiene corsi popolari di incisione. È in contatto con Rudolf Arnheim, incontrato a Roma all'Accademia Americana, a cui invia il dattiloscritto de "Il gesto e il segno". Nel 1979 Vanni Scheiwiller pubblica "Il gesto e il segno, tecnica dell'incisione", teorizzazione delle ricerche degli ultimi anni e manuale per incisori. Ne invia copia a E. H. Gombrich, che gli dimostra il suo apprezzamento auspicandone una traduzione inglese. In questi anni si avvia la ricerca sui "Segni di Roma", al cui interno sono temi quali "Segni e trame", "Colonne", "Cosmati". Nel 1980 pubblica, in proprio, "Insetti", una raccolta di 36 incisioni. Nel 1982 pubblica l'album "Roma", comprendente 26 incisioni. Nell'ottobre 1984 viene consacrata a Cinecittà la parrocchia dei SS. Gioacchino e Anna per la quale ha realizzato quattro grandi vetrate e quattordici tavole della "Via Crucis". La chiesa è progettata dall'architetto Sandro Benedetti. Nel 1985 viene nominato direttore dell'Accademia di Belle Arti di Roma; resterà in carica fino al 1988. Uno dei suoi primi atti è l'inserimento dell'Accademia nel progetto Erasmus, che lo vede impegnato in riunioni in tutta Europa. Il 2 giugno 1986 diviene Cavaliere all'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, titolo conferitogli dal Presidente della Repubblica su proposta del Ministero della Pubblica Istruzione. Nel maggio 1987 è tra i relatori al convegno, organizzato dall'assessorato alla Cultura del Comune di Roma, su Coloriture e trattamenti degli edifici storici a Roma. Gli atti del convegno, tra i quali le sue Considerazioni e ipotesi per una normativa del colore nel Centro Storico, appariranno nel 1990 nei «Quaderni di AU», a cura di Luisa Cardilli. Nel 1988 pubblica, in proprio, la cartella "Giardino d'Euclide", con 5 incisioni. Il 26 novembre l'Accademia Nazionale dei Lincei gli assegna, all'unanimità, il Premio Antonio Feltrinelli per la Grafica. La commissione è composta da Giulio Carlo Argan, presidente, Carlo Bertelli, Tristano Bolelli, Rossana Bossaglia, Angiola Maria Romanini, Giuseppe Santomaso, Tullio Gregory, relatore. Riceverà nuovamente il Premio nel 2003 per l'Incisione. Nell'autunno 1989 partecipa al progetto per il Lavatoio comunale di Ulassai, insieme a Maria Lai (che realizza il soffitto dell'interno), Costantino Nivola (che si occupa della fontana sonora metallica sulle vasche) e a Luigi Veronesi (che dona il cartone da cui viene ricavato il mosaico per il lato destro della fonte). Strazza realizza la fontana e la vasca per lavare il grano in granito e marmo intarsiato. Nel gennaio 1990 progetta anche la sistemazione della piazza del Lavatoio; sarà realizzata del 2005. Nel giugno 1991 partecipa, invitato da Carlo Bertelli, con una relazione "Sull'insegnamento dell'arte", al colloquio internazionale dedicato alla formazione dell'artista e dei mestieri dell'arte organizzato dall'Università di Losanna. La stessa relazione verrà presentata al symposium organizzato dalla III Biennale Europea. Il 5 ottobre 1992 la giuria del Premio Nazionale In/Arch 1991-1992, per il restauro e la valorizzazione di un complesso architettonico antico, assegna una menzione speciale al restauro di tinteggiatura del Casino dell'Aurora nel complesso Pallavicini-Rospigliosi di Roma, progettato, con la sua consulenza, da Gaetano Miarelli. La giuria è composta da Sandro Benedetti, Sergio Bonamico, Elena La Spada, Vittorio Leti Messina e Massimo Ruffilli. Il 15 febbraio 1993 viene nominato docente nella Scuola di Specializzazione in Archeologia e Storia dell'Arte dell'Università di Siena, diretta da Enrico Crispoliti; tiene i corsi sul linguaggio dell'incisione. La nomina gli verrà riconfermata nel 1994 e nel 1995. A Torino, Franco Masoero Edizioni d'Arte pubblica "Vedere". Il 13 marzo 1997 è eletto Accademico di San Luca, nella classe di Corrispondenti Pittori. Durante l'estate dirige a Mercatello sul Metauro dei corsi di tecnica dell'incisione, impostati sulla pratica e sull'analisi del linguaggio incisorio nel suo costituirsi come modo creativo originale e, insieme, momento forte della ricerca, del riconoscimento e della definizione dei propri segni. Ad agosto progetta un grande mosaico per il pavimento della piazza della Civiltà Contadina di Castronuovo Sant'Andrea, paese in Lucania. Nel 1998 esce la cartella "Archi", con 3 incisioni. Il 21 aprile 2002 il sindaco Walter Veltroni gli consegna il Premio Cultori di Roma, assegnatogli dal corpo accademico dell'Istituto Nazionale Studi Romani. Il Premio rappresenta il più alto riconoscimento del Comune di Roma a quanti abbiano contribuito con i loro studi o le loro opere alla conoscenza della città. Nel biennio 2011-2012 è presidente dell'Accademia Nazionale di San Luca e promotore del progetto didattico sul tema "Segnare". Nel 2014, presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, riceve il Premio Vittorio De Sica per le Arti visive. Tra il 2013 e il 2014 dona una serie di incisioni al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Del 2016 è la donazione del corpus delle incisioni all'Istituto Nazionale della Grafica. Nel 2017, contestuale alla donazione di dipinti, disegni e stampe, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma si tiene l'importante mostra "Guido Strazza. Ricercare", a cura di Giuseppe Appella. Di questo stesso anno è l'acquisto da parte dei Musei Vaticani del quadrittico "Aura" per la Collezione d'Arte Moderna, e la donazione da parte di Strazza di studi e bozzetti per soggetti sacri. Guido Strazza vanta un'ampia fortuna critica ed un'intensa attività espositiva in Italia e all'estero. Oltre che nelle più importanti rassegne di pittura e grafica, è stato più volte presente alla Biennale di Venezia (1964, 1968, 1984 con sala personale), alla Quadriennale di Roma (1959, 1965, 1973, 1986), e ha ricevuto importanti riconoscimenti che, in questa sede, si è solo cercato di riassumere. Oggi vive e lavora a Roma, nel quartiere Trastevere.
  • Storia archivistica
  • Il fondo è stato donato da Guido Strazza e raccoglie oltre settant'anni di vita e carriera dell'artista. La documentazione era conservata nel suo studio di Trastevere e risultava parzialmente ordinata in modo cronologico o tematico. In occasione della donazione alla Galleria Nazionale, una prima riorganizzazione dell'archivio è stata svolta da Daniela Ruzzenenti, sua amica e collaboratrice da molti anni. Durante alcune delle fasi d'archiviazione sono stati coinvolti lo stesso Strazza e sua moglie Ille. Il fondo è stato pubblicato in occasione del 99° compleanno dell'artista.
  • Modalità di acquisizione
  • Il fondo è stato donato alla Galleria Nazionale di Roma con atto formale siglato il 16 ottobre 2020.
  • Contenuto
  • Il fondo raccoglie i documenti prodotti e conservati da Guido Strazza durante la propria vita e attività professionale. In particolare, la documentazione testimonia la carriera artistica, l'intensa attività didattica, i rapporti amicali e professionali.
  • Ordinamento e struttura
  • Serie: Archivio La serie è organizzata in sottoserie rispettando il più possibile la suddivisone antologica dell'artista, ma la loro schedatura è ancora in fase di lavorazione ss: Corrispondenza e altra documentazione ss: Mostre monografiche ss: Mostre collettive ed eventi ss: Donazioni e vendite ss: Progetti e collaborazioni ss: Materiale stampa ss: Documentazione personale Serie: Materiale iconografico La serie è ancora in fase di riordinamento e lavorazione Serie: Biblioteca La serie è ancora in fase di riordinamento e lavorazione ss: Cataloghi ss: Periodici ss: Libri d'artista ss: Tesi di laurea
  • Bibliografia
  • Chiara Gallo, "L'opera di Guido Strazza e il suo rapporto con i Cosmati", Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Macroarea di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea Magistrale in Storia dell'Arte, 2018-2019